Oltre la luce!
- Gherardo Biolla

- 11 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Perchè il full cave non è per tutti di Gherardo Biolla

Riflessioni sui prerequisiti psicofisici nell'immersione in grotta.
Il corso Full Cave rappresenta l'apice della formazione speleosubacquea. Non è un semplice traguardo burocratico o un certificato da appendere al muro; è la transizione definitiva da un subacqueo che "visita" un ambiente a un esploratore capace di gestire la complessità di sistemi ipogei articolati.
Tuttavia, la realtà che ogni Trainer deve trasmettere è cruda: il Full Cave non è per tutti. La tecnica si impara, l'attrezzatura si compra, ma l'assetto psicofisico necessario per sopravvivere ed operare in ambienti ostruiti richiede una predisposizione che va oltre il semplice addestramento.
1. La Gestione dello Stress: Il "Panic Threshold"
In grotta, il panico è il precursore della fatalità. Nel livello Full Cave, ci si addentra in zone dove il "disturbo" ambientale è costante: visibilità scarsa (silt-out), restrizioni, circuiti complessi o salti di sagola.
Il requisito: Non basta "non aver paura". Serve la capacità di razionalizzare l'emergenza mentre il corpo urla di risalire (opzione fisicamente impossibile).
La prova: Un candidato Full Cave deve dimostrare di saper risolvere problemi multipli simultanei mantenendo un ritmo respiratorio costante. Se lo stress accelera il consumo di gas in modo incontrollato, la missione fallisce prima di iniziare.

2. Consapevolezza Situazionale e Propriocezione
Mentre in mare aperto un errore di assetto di 50 cm è trascurabile, in una restrizione di una grotta in Francia o nei complessi sistemi bosniaci, 10 cm possono fare la differenza tra una progressione fluida e un disastro di visibilità.
Il requisito: Una consapevolezza spaziale millimetrica. Il subacqueo deve "sentire" dove si trovano le proprie pinne, la bombola di fase e la sagola guida senza doverle guardare continuamente.
L'impatto fisico: Questo richiede una tecnica di pinneggiata (frog kick e varianti) perfetta, per evitare di sollevare sedimenti che potrebbero compromettere l'uscita del team.
3. L'Acuità Mentale sotto Carico Cognitivo
Il Full Cave introduce la navigazione complessa: jump, T, gap e circuiti. Questo richiede una memoria di lavoro avanzata.
Il requisito: Capacità di calcolo e orientamento sotto sforzo. Devi sapere in ogni istante dove ti trovi rispetto all'uscita, qual è la tua pressione critica (Rule of Thirds o varianti più conservative) e come si orienta la sagola, il tutto mentre gestisci magari un malfunzionamento della luce o un compagno in difficoltà la mente deve rimanere aperta e panoramica.
4. Condizione Fisica e Acquaticità Estrema
Nonostante la tecnologia (Rebreather, DPV), la speleologia subacquea rimane un'attività fisicamente logorante. Trasporto di bombole in zone impervie, lunghe decompressioni in acque fredde e la gestione di correnti contrarie richiedono una forma fisica eccellente.
Il requisito: Un apparato cardiovascolare efficiente per minimizzare l'accumulo di CO_2, che in grotta è il nemico numero uno, capace di indurre affanno e narcosi precoce.
Conclusioni: La Responsabilità del Trainer
Come Trainer, il mio compito non è solo insegnare a stendere una sagola, ma valutare se la mente dell'allievo è pronta a restare lucida quando la luce scompare ed il sedimento avvolge tutto. Il Full Cave è un invito all'umiltà: riconoscere i propri limiti prima che sia la grotta a evidenziarli è il primo segno di un vero speleosub.
Se senti di avere la disciplina, la tecnica e, soprattutto, la testa per affrontare questo percorso, allora sei pronto per scendere nel buio.





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