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30 ottobre 2018Gherardo Biolla5 min lettura
Testo del 2018 · Schemi didattici aggiunti nel 2026

Effetto Narcosi

Gherardo Biolla riflette sui sintomi della narcosi, sul rapporto con lo stress e su ciò che cambia nelle immersioni in trimix.

Subacqueo tecnico in discesa Illustrazione: un subacqueo con bibombola e manifold, due primi stadi, erogatore su frusta lunga in bocca e di riserva sotto il mento, jacket ad ala, torcia a canister, pinne a pala, scende in assetto verso il blu profondo; le bolle salgono in verticale e si allargano verso la superficie.
Subacqueo in discesa con bibombola, ala, torcia a canister e pinne a pala.
In breve
  • La narcosi è parte integrante dell'immersione: si impara a riconoscerne i primi sintomi.
  • Nel rapporto narcosi-stress il fattore attivo è quasi sempre lo stress, e la narcosi lo amplifica.
  • In trimix il rischio di restare senza gas respirabile si corre per ogni gas che ci si porta dietro.
In questo articolo · 4 sezioni

Il rinnovato aumento delle potenzialità operative del sommozzatore che usa miscele binarie e ternarie potrebbe relegare l’aria in una nicchia di utilizzo sempre più ristretta a causa di questa “concorrenza” delle sue sorelle, più ricche di ossigeno o additivate con elio. Se da un lato questo è un aspetto del processo evolutivo, giusto e auspicabile in ogni attività umana, dall’altro potrebbe rappresentare un impoverimento di quella cultura subacquea per la quale un adeguato training ha come passaggi obbligati la gestione della narcosi e le relazioni, spessissimo a carattere speculare, che quest’ultima ha con lo stress, in una mescolanza di sintomi tale che non si sa più dove cominci l’uno e finisca l’altra.

Il problema, che con il nitrox praticamente non si pone, a causa delle finalità non profondistiche della miscela stessa, con i trimix diventa evidente, specialmente a quelle quote “poco profonde” nelle quali l’aria, sia come tossicità al sistema nervoso centrale che come effetti narcotici, potrebbe essere ancora usata.

Pressione parziale dell'azoto con l'aria, da 0 a 60 m Respirando aria la pressione parziale dell'azoto passa da 0,79 bar in superficie a 5,53 bar a 60 m, 7 volte tanto; la percentuale di azoto resta il 79%. Valori ogni 10 m: 0,79; 1,58; 2,37; 3,16; 3,95; 4,74; 5,53 bar. La sensibilità alla narcosi varia molto da persona a persona. FIGURA 1 · LEGGE DI DALTONPressione parziale dell'azoto con l'aria, da 0 a 60 m0,79 → 5,53 bar×7 pressione parziale dell'azotoL'azoto resta il 79% dell'aria a ogni profondità: cresce la pressione, non la percentuale.PROFONDITÀPRESSIONEPN2​ NELL'ARIA RESPIRATA0 m1 bar0,79 bar×110 m2 bar1,58 bar×220 m3 bar2,37 bar×330 m4 bar3,16 bar×440 m5 bar3,95 bar×550 m6 bar4,74 bar×660 m7 bar5,53 bar×7OGNI 10 M, +1 BARIn acqua di mare la pressioneassoluta cresce di circa 1 barogni 10 m.SENSIBILITÀ INDIVIDUALEL'effetto narcotico cresce conla PN2​ e varia molto da personaa persona (US Navy DivingManual).PN2​ = P assoluta × 0,79 · P assoluta ≈ 1 bar + profondità (m) ÷ 10Approssimazioni: aria = 79% azoto e 21% ossigeno; 10 m di acqua di mare ≈ 1 bar. Fonti: US Navy Diving Manualrev. 7 (2016), pp. 2-12, 2-14, 2-24, 3-41; Clark, Extreme Physiol Med 2015;4:1, p. 1.
Pressione parziale dell'azoto con l'aria, da 0 a 60 m Respirando aria la pressione parziale dell'azoto passa da 0,79 bar in superficie a 5,53 bar a 60 m, 7 volte tanto; la percentuale di azoto resta il 79%. Valori ogni 10 m: 0,79; 1,58; 2,37; 3,16; 3,95; 4,74; 5,53 bar. La sensibilità alla narcosi varia molto da persona a persona. FIGURA 1 · LEGGE DI DALTONPressione parzialedell'azoto con l'aria0,79 → 5,53 bar×7 pressione parzialedell'azotoL'azoto resta il 79% a ogni profondità;acqua di mare: +1 bar ogni 10 m.0 m0,7910 m1,5820 m2,3730 m3,1640 m3,9550 m4,7460 m5,53PN2​ in barSENSIBILITÀ INDIVIDUALEL'effetto narcotico cresce con la PN2​e varia molto da persona a persona.Fonti: US Navy Diving Manual rev. 7 (2016),pp. 2-12, 2-14, 2-24, 3-41.

Con l'aria la PN2 sale di 0,79 bar ogni 10 m: 3,95 bar a 40 m, 5,53 bar a 60 m.

Calcoli

Ipotesi: acqua di mare, 10 m di profondità ≈ 1 bar; in superficie 1 bar; aria = 79% azoto e 21% ossigeno.

  • Pressione assoluta: P = 1 + profondità ÷ 10 (bar, profondità in metri).
  • Pressione parziale dell'azoto, legge di Dalton: PN₂ = P × 0,79.
ProfonditàPPN₂
0 m1 bar0,79 bar
10 m2 bar1,58 bar
20 m3 bar2,37 bar
30 m4 bar3,16 bar
40 m5 bar3,95 bar
50 m6 bar4,74 bar
60 m7 bar5,53 bar

A 60 m la PN₂ è 5,53 ÷ 0,79 = 7 volte quella in superficie.

Fonti: US Navy Diving Manual rev. 7 (2016), p. 2-12 (pressione dell'acqua di mare), p. 2-14 (aria 79% azoto, 21% ossigeno), p. 2-24 (legge di Dalton); Clark, Extreme Physiology & Medicine 2015;4:1, p. 1.

La narcosi per alcuni subacquei è intollerabile a 40/50 m altri la tollerano anche oltre i 100, non esistono regole. Quello che leggi in giro si riferisce alle immersioni ricreative, la tecnica avanzata è un altra cosa.Gherardo Biolla, nota dell'autore

Riconoscere i sintomi secondari

Un buon corso di profondismo, più che porre l’accento sul superamento di determinate quote, cerca di spingere l’allievo a quella introspezione, a quel continuo monitoraggio interiore che deve stare alla base di ogni immersione, ancora più se impegnativa, e che, probabilmente, non dovrebbe essere abbandonato nemmeno in superficie.

Per questo motivo, le didattiche più evolute, nei loro corsi di aria profonda, allenano il subacqueo a una progressiva conoscenza di un fenomeno assolutamente naturale, come la narcosi, tramite il minuzioso esame dei suoi sintomi secondari, cioè di quelle sensazioni leggere, sfumate, difficilmente identificabili, che rappresentano le prime avvisaglie dell’istaurarsi di una condizione che, se spinta all’estremo, costituisce probabilmente l’aspetto più pericoloso dell’immersione profonda ad aria.

In effetti, la narcosi spaventa se la si conosce poco o non la si conosce affatto; la sua gestione appare qualcosa di così poco tecnico e programmabile che tante volte, all’inizio dell’immersione (profonda, naturalmente), ci si chiede, con una domanda che è un misto di curiosità e apprensione: come sarà questa volta? Se gli altri aspetti dell’immersione ad aria oltre certe quote, come l’assorbimento dell’azoto e le problematiche decompressive che ne derivano, le logistiche legate alla tipologia dell’immersione e degli equipaggiamenti usati, rappresentano situazioni risolvibili mediante l’applicazione di determinate regole, la narcosi e la sua conseguente incidenza sull’immersione che stiamo facendo, ci sembra qualcosa di meno programmabile, meno prevedibile e quindi, di conseguenza, molto più pericoloso.

Una lente di ingrandimento su noi stessi

Sarebbe opportuno capire, per esempio, nei moderni sistemi di immersione a medie profondità (attorno ai 50-60 metri), che prevedono l’uso dell’elio già da queste quote o addirittura da quote inferiori, se ciò viene fatto nell’ottica di sfruttamento di uno strumento utilissimo per dare estrema lucidità all’operatore con ovvi effetti sulla sicurezza dell’immersione e sulla precisione del compito da svolgere, oppure viene fatto per allontanare uno spauracchio fastidioso e tutto sommato apparentemente inutile come la narcosi.

Narcosi a 60 m: aria e trimix 18/35 a confronto Due sub alla stessa profondità reale, 60 m (7 bar). Con aria la profondità narcotica equivalente (END) è 60 m. Con il trimix 18/35 di esempio (18% ossigeno, 35% elio, 47% azoto) è 31,6 m se l'ossigeno non è narcotico e 35,5 m se è narcotico come l'azoto: 32-36 m, dentro i 30-40 m citati nell'articolo. FIGURA 2 · PROFONDITÀ NARCOTICA EQUIVALENTE (END)Narcosi a 60 m: aria e trimix 18/35 a confrontoEND: la profondità a cui l'aria darebbe la stessa narcosi. I due sub sono alla stessa profondità reale.AriaTrimix 18/35, esempioprofondità 60 m, 7 barO2​ 21% · N2​ 79% · PN2​ 5,53 barO2​ 18% · He 35% · N2​ 47% · PN2​ 3,29 barEND 60 mEND 32-36 mè aria: la narcosi è quella dei 60 m31,6 m se l'ossigeno non è narcotico35,5 m se è narcotico come l'azotoNARCOSI EQUIVALENTE, METRI IN ARIAAriaTrimix010203040506030-40 m: «metri equivalenti» citati nell'articoloEND = FN2​ × (D + 10) ÷ 0,79 − 10 = 0,47 × 70 ÷ 0,79 − 10 = 31,6 m (ossigeno non narcotico)END = (FN2​ + FO2​) × (D + 10) − 10 = 0,65 × 70 − 10 = 35,5 m (ossigeno narcotico come l'azoto)Formula: Mitchell e Doolette, Diving Hyperb Med 2013;43(2):86-93, pp. 88-89. Ossigeno: Vrijdag e coll., Physiol Rep 2022.D = profondità in metri; 10 m di acqua di mare ≈ 1 bar. Confronto teorico, non un piano d'immersione.
Narcosi a 60 m: aria e trimix 18/35 a confronto Due sub alla stessa profondità reale, 60 m (7 bar). Con aria la profondità narcotica equivalente (END) è 60 m. Con il trimix 18/35 di esempio (18% ossigeno, 35% elio, 47% azoto) è 31,6 m se l'ossigeno non è narcotico e 35,5 m se è narcotico come l'azoto: 32-36 m, dentro i 30-40 m citati nell'articolo. FIGURA 2 · ENDNarcosi a 60 m:aria e trimix 18/35END: la profondità a cui l'ariadarebbe la stessa narcosi.AriaTrimix 18/35, esempio60 m · 7 bar per entrambi18/35 = 18% ossigeno, 35% elio, 47% azotoEND60 mEND32-36 m31,6 m se l'ossigeno non è narcotico35,5 m se è narcotico come l'azotoNARCOSI EQUIVALENTE, M IN ARIAAriaTrimix02030406030-40 m: «metri equivalenti» citati nell'articoloFormula: Mitchell e Doolette, Diving HyperbMed 2013, pp. 88-89; Vrijdag e coll. 2022.Confronto teorico, non un piano d'immersione.

A 60 m con trimix 18/35 (esempio) la narcosi è quella che in aria si ha a 32-36 m, dentro i 30-40 m citati nell'articolo.

Calcoli

Ipotesi: acqua di mare, 10 m ≈ 1 bar. Profondità D = 60 m, quindi P = 1 + 60 ÷ 10 = 7 bar. Trimix 18/35 (esempio): 18% ossigeno, 35% elio, 47% azoto.

  • PN₂: aria 0,79 × 7 = 5,53 bar; trimix 0,47 × 7 = 3,29 bar.
  • PO₂: aria 0,21 × 7 = 1,47 bar; trimix 0,18 × 7 = 1,26 bar.
  • END con ossigeno non narcotico: FN₂ × (D + 10) ÷ 0,79 − 10 = 0,47 × 70 ÷ 0,79 − 10 = 31,6 m.
  • END con ossigeno narcotico come l'azoto: (FN₂ + FO₂) × (D + 10) − 10 = 0,65 × 70 − 10 = 35,5 m.
  • Arrotondati: 32-36 m.

Sull'ossigeno le fonti non concordano: Mitchell e Doolette lo ritengono probabilmente narcotico, ma meno di quanto farebbe pensare la sua solubilità nei grassi; Vrijdag e coll. concludono che non lo è. Per questo i valori sono due.

Confronto teorico, non un piano d'immersione.

Fonti: Mitchell e Doolette, Diving and Hyperbaric Medicine 2013;43(2):86-93, pp. 88-89; Vrijdag e coll., Physiological Reports 2022;10(14):e15386; US Navy Diving Manual rev. 7 (2016), pp. 2-12, 2-14, 2-24.

Non dimentichiamoci che tanti anni fa, con l’arrivo delle didattiche ricreative americane e la conseguente aumentata accessibilità all’immersione sportiva, fu messo completamente da parte tutto il training riguardante l’apnea (definito da alcuni inutile e fastidioso), con il pessimo risultato di creare generazioni di subacquei carenti di quel particolare aspetto dell’acquaticità che solo l’apnea può dare. Il recente ritorno all’apnea, sotto forma di corsi e utilizzo delle tecniche, a parte le naturali esigenze di marketing, mi sembra un riprendere qualcosa di assolutamente indispensabile nella formazione dei subacquei che vogliono affinare la loro conoscenza dei vari aspetti dell’immersione.

A questo punto, proviamo a mettere da parte quelli che sono gli aspetti fastidiosi della narcosi: la diminuizione di lucidità, il rallentamento delle capacità di azione e reazione (o le nostre paure, che possono assumere toni drammatici) e proviamo a considerarla soltanto un mezzo di lettura interiore, una sorta di “lente di ingrandimento” rivolta verso noi stessi. Se ci pensate bene, così facendo, ci mettiamo in condizioni di analizzare le nostre sensazioni, il nostro stress in immersione, con uno strumento più potente di qualsiasi altro a nostra disposizione e assolutamente personale.

Ci accorgeremmo, per esempio, che tutta quella sintomatologia di tipo contrapposto legata alla narcosi (senso di euforia/depressione, stati ansiosi/tranquillità) nasce da ciò che siamo dentro in quel momento; un’immersione condotta di mala voglia contiene una dose di stress latente che, probabilmente, ci darà un certo tipo di narcosi poco piacevole, mentre la stessa immersione condotta in condizioni ottimali e con tanta voglia ci metterà in condizioni estremamente positive sul fondo.

La narcosi amplifica lo stress

La cosa strana è che questo succede anche nelle immersioni in trimix con carico narcotico ridotto (dai trenta ai quaranta metri equivalenti), sottolineando il fatto che il fattore attivo nel rapporto narcosi-stress è quasi sempre lo stress, mentre la narcosi ha un ruolo più di “amplificatore di segnale”. È ovvio che tutto questo può essere meglio percepito quando l’aumento dei sintomi narcotici è progressivo e non prorompente.

Narcosi e stato d'animo: sintomi opposti Chi scende con tanta voglia, in condizioni ottimali, vive la narcosi in modo piacevole (tranquillità, euforia); chi scende di mala voglia, con stress latente, in modo spiacevole (ansia, depressione). In entrambi i casi: meno lucidità, azione e reazione più lente. La lente è una metafora. Dalla letteratura: l'ansia può aggravare la narcosi (Van Wijk e coll. 2017). FIGURA 3 · NARCOSI E STRESSNarcosi e stato d'animo: sintomi oppostiG. Biolla, «Effetto narcosi»Con tanta voglia,in condizioni ottimaliDi mala voglia,con stress latentelente: metaforaVissuto piacevoletranquillità, euforiaVissuto spiacevoleansia, depressioneMeno lucidità, azione e reazione più lentein entrambi i percorsi (dall'articolo)LETTERATURAL'ansia può aggravare la narcosiVan Wijk, Martin, Meintjes, Int Marit Health2017;68(1):52-59, p. 53
Narcosi e stato d'animo: sintomi opposti Chi scende con tanta voglia, in condizioni ottimali, vive la narcosi in modo piacevole (tranquillità, euforia); chi scende di mala voglia, con stress latente, in modo spiacevole (ansia, depressione). In entrambi i casi: meno lucidità, azione e reazione più lente. La lente è una metafora. Dalla letteratura: l'ansia può aggravare la narcosi (Van Wijk e coll. 2017). FIGURA 3 · NARCOSI E STRESSNarcosi e stato d'animo:sintomi oppostiG. Biolla, «Effetto narcosi»la lente è una metafora della narcosiCon tanta voglia, in condizioni ottimaliVissuto piacevoletranquillità, euforiaDi mala voglia, con stress latenteVissuto spiacevoleansia, depressioneMeno lucidità, azione ereazione più lentein entrambi i percorsi (dall'articolo)LETTERATURAL'ansia può aggravare la narcosiVan Wijk e coll., Int Marit Health 2017, p. 53

La letteratura conferma che l'ansia aggrava la narcosi.

Per questo motivo, come dicevo prima, lo studio, la conoscenza e la capacità di riconoscimento dei sintomi secondari, è basilare per non ritrovarsi improvvisamente a dover gestire una narcosi di livello elevatissimo, unicamente perché non avevamo avuto la sensibilità di riconoscerne le prime avvisaglie. I patiti dell’immersione ad aria non cambierebbero questo gas con nessun’altro al mondo, proprio perché la narcosi che percepiscono è parte integrante dell’immersione e non qualcosa che debba essere assolutamente evitato. Sicuramente si può usare l’elio a qualsiasi profondità: a quelle quote dove l’immersione ad aria diventerebbe impossibile o anche a quote inferiori dove, però, snellire il carico narcotico ci agevola nel lavoro che dobbiamo eseguire.

Relitto di un aereo con l'elica a tre pale sul fondale di sabbia; sopra, un subacqueo nel blu

Il trimix non è aria senza narcosi

L’importante è non considerare l’immersione in trimix un’immersione ad aria senza narcosi, perché saremmo completamente fuori strada:

  1. primo perché l’immersione in ternaria è un’immersione multigas e come tale deve essere trattata, distinguendone le varie fasi (discesa, fondo, risalita, decompressione), caratterizzate dall’uso di gas diversi e da consumi diversi; se ad aria corriamo il rischio di rimanere senza gas respirabile una volta sola, nelle immersioni in trimix questo rischio lo corriamo per ogni gas che ci portiamo dietro.
  2. Secondo perché immergersi utilizzando l’elio non ci rende “magicamente” abili nel gestire uno stress (anche se non amplificato da alte Pp di azoto) che se non siamo in grado di controllare ad aria, difficilmente lo saremo in trimix.

Vorrei concludere dicendo che, sebbene non credo assolutamente che la subacquea sia una attività aperta a pochi eletti, ma che anzi è auspicabile che un numero di persone sempre maggiore impari a “mettere il naso sott’acqua”, lo stesso non può essere detto per l’immersione profonda (e già oltre i quaranta metri incomincia a esserlo), quando cioè l’attività si tramuta in disciplina e l’attitudine e il giusto approccio sono compagni essenziali per condurre a buon fine immersioni dove, pur disponendo di attrezzature eccezionali o utilizzando miscele fantastiche, la gestione umana rimane sempre l’elemento essenziale di conduzione dell’immersione stessa.

Termini usati
miscele binarie e ternarie
Miscele di due gas, come il nitrox (ossigeno e azoto), e di tre gas, come il trimix (ossigeno, azoto ed elio).
narcosi
Effetto narcotico dei gas inerti respirati in profondità, soprattutto dell'azoto: cresce con la pressione parziale e varia molto da persona a persona.
nitrox
Miscela di ossigeno e azoto con più del 21% di ossigeno (EAN, Enriched Air Nitrox).
trimix
Miscela di ossigeno, azoto ed elio. Si indica con le percentuali di ossigeno e di elio: 18/35 vuol dire 18% di ossigeno, 35% di elio e il resto azoto.
profondismo
L'immersione profonda ad aria.
metri equivalenti
La profondità a cui l'aria darebbe la stessa narcosi della miscela respirata (in inglese END, equivalent narcotic depth).
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