Speleosubacquea, alcuni utili consigli.

Speleonauti.org.

L’uso del filo di Arianna è sempre obbligatorio anche nelle gallerie con buona visibilità. Il diametro è di solito di 2-3 mm, ed il rullo svolgisagola ne contiene normalmente 150-200 m. Prima di essere avvolto, è consigliabile effettuare una marcatura ogni 5 m per conoscere sempre la distanza percorsa e la direzione dell’ingresso anche con scarsa visibilità; ad esempio il filo va segnato con del pennarello nero ai metri 5-15-25-35 ecc e con del nastro adesivo ai metri 10-20-30-40-50…. (vedi figura).

La sagola guida va srotolata e fissata durante la progressione in galleria. Esistono vari metodi, ma quelli più comuni prevedono l’uso d’elastici robusti tra l’attacco naturale ed il filo, per smorzare il movimento della corrente ed evitare che lo stesso si usuri troppo presto.

Con un anello d’elastico fare un nodo bocca di lupo sulla sagola e poi su di un sasso od un’asperità naturale della roccia.Durante l’avanzamento fissare il filo di lato o sul fondo (non nel mezzo), dove la galleria curva, o sono presenti fessure verticali od orizzontali; evitare di lasciare tratti lunghi in bando che possono creare fastidio.

Se dal ramo principale si diparte uno secondario, lasciare una ansa di corda di circa 50 cm verso l’uscita.
Se dal ramo principale si diparte uno secondario, lasciare una ansa di corda di circa 50 cm verso l’uscita.

Una corretta sagolatura deve permettere allo speleosub di uscire al buio seguendo il filo di Arianna. Per ottenere questo, è importantissimo che durante il fissaggio al fondo od alle pareti vi sia sempre uno spazio libero sufficiente per potere passare senza incontrare ostacoli (spazio di progressione o volume di avanzamento). Se ad esempio abbiamo avanzato con il filo sulla destra, al rientro dovremo averlo sulla sinistra.

Se alcuni tratti di galleria hanno un fondale fangoso, è importante ridurre al massimo l’intorbidamento, anche per non creare problemi a quelli che seguono. Oltre che a sistemare opportunamente l’attrezzatura, sono utili delle tecniche di pinneggiamento diverse e più lente, ma molto efficaci nel mantenere la visibilità.Una di queste permette allo speleosub di spostare le gambe, nel tratto dalle ginocchia ai piedi, senza estenderle mai al massimo, ma con dei piccoli calci di 30°-45° di ampiezza.

Regola dei terzi:

Si tratta di un accorgimento molto noto che permette di gestire con maggiore sicurezza l’aria delle bombole. Partendo dal presupposto che in caso di incidente lo speleosub deve essere  in grado di risolvere sul posto un eventuale guasto alle attrezzature od altro contrattempo, la regola del terzo (o dei tre terzi) prevede che solo un terzo dell’aria a disposizione nelle bombole sia utilizzata durante l’avanzamento, il secondo terzo sia riservato per il rientro e l’ultimo terzo per una maggiore permanenza qualora si verifichino dei problemi. Questo accorgimento richiede naturalmente l’uso di due bombole separate.

Nella figura, al punto tre corrispondente a quello più distante dall’ingresso, si è verificato un guasto ad un erogatore con esclusione di una delle due bombole.
L’aria rimanente nella seconda bombola permette di riguadagnare l’uscita a patto di consumarne una quantità uguale a quella utilizzata in avanzamento.

L'immersione in grotta va pianificata anche raccogliendo tutti i dati possibili sulla morfologia delle gallerie ed eventuali problemi di regime idrico. In particolare conoscere almeno indicativamente, le variazioni di quota del cunicolo, permette di effettuare una scelta sul numero delle bombole, tipo di gas respiratorio e tappe di decompressione. 

Cerchiamo di spiegarci con un esempio:

Vogliamo visitare una galleria già sagolata, che per i primi 150 – 170 m resta entro i 18 m di profondità, quindi dopo un passaggio alto 70-80 cm , inizia a scendere fino a 45-50 m a 350 m dall’ingresso (punto massimo che vogliamo raggiungere)

Anche se l’ambiente è grande e la visibilità buona, va applicata la regola del terzo e l’attrezzatura consigliata, oltre a quella classica, prevede:

Anche se l’ambiente è grande e la visibilità buona, va applicata la regola del terzo e l’attrezzatura consigliata, oltre a quella classica, prevede:

2 bombole separate da almeno 10 lt e 200 bar con attacco din

una riserva di 10lt a 200 bar

una bombola di ossigeno a 6m

erogatori con manometro a frusta

1 rullo svolgi sagola con almeno 50 m di filo

3 o più torce montate sul casco

1 tronchese

muta stagna

Con quest’equipaggiamento si può rimanere tranquillamente per 40 - 50 minuti senza dover patire troppo il freddo.

Dobbiamo prevedere anche un maggiore consumo all’andata, per via della corrente, circa 1000-1200 lt.

Per ovviare a questo si può utilizzare una bombola relais fino per il tratto iniziale meno profondo, e recuperarla al rientro.

Il profilo della galleria è regolare quindi potrebbero andare bene anche le tabelle. In questo caso però i tempi di decompressione sono molto aumentati, dato gran parte della permanenza è a bassa profondità.

Il grafico allegato è la restituzione dei dati rilevati dal computer, in ascissa c’è il tempo d’immersione in ordinata la profondità.

Come pianificare l'immersione:

L’immersione è stata compiuta in condizioni ambientali ottime: poca corrente eccellente visibilità, sagolatura impeccabile!

Lo speleosub che si è immerso ha è arrivato al limite della regola del terzo, ad una profondità di 50 mt.

Tale profilo rappresenta quindi il limite massimo di autonomia con un bibo da 10 + 10 lt, e qualcosa oltre il limite, per profondità, tutto ciò, come già detto, in condizioni ottimali.

La curva si mantiene pressoché simmetrica, tranne che nel ritorno da 10 a 0 m dove, oltre al tempo speso in decompressione c’è quello speso per il recupero di alcuni materiali.

Il computer alla profondità massima segnalava la fine del tempo di non decompressione.

Considerato l’ambiente, il calcolo dello strumento non è abbastanza conservativo, per cui la raccomandazione è quella di effettuare comunque delle soste in ossigeno, per i tempi forniti in aria.

Può capitare durante una progressione di rimanere avvolti in un filo mal steso. Uno dei metodi utilizzato per liberarsi

Nel caso la sagola non sia in forte tensione è il seguente:

Effettuare due gasse sul filo principale in cui siamo avvolti, una tra noi e l'uscita e l'altra verso l'interno.

Fatto questo utilizzare il rullo di soccorso per collegare le due gasse e quindi tagliare in corrispondenza delle frecce, durante l’operazione il rullo di soccorso deve essere sempre collegato al corpo e mai tenuto solo in mano.

E’ importante che alla fine delle operazioni la galleria sia ancora attrezzata, soprattutto se dietro di noi vi sono altri che devono uscire.

Se invece rimaniamo avvolti in vecchi spezzoni già esistenti e mal fissati (non nella sagola principale): è sufficiente tagliarli subito molto corti (20 - 30 cm.).

Può verificarsi un caso peggiore del precedente, per cui la sagola è talmente tesa che non ci è possibile effettuare le due gasse (seguire le figure da 1 a 5). In questo caso si possono utilizzare due elastici fissati con bocca di lupo davanti a noi sulla sagola guida. Passare il filo di soccorso dentro A poi dentro B e fissare l’estremità  (C).  Tagliare tre A e B, retrocedere e collegare due asole (4), una fatta sul filo di soccorso (C) ed una fatta sulla sagola principale (D). Per ultimo (5) tagliare in E, dopo avere attentamento controllato i vari fili (!).

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Marco (domenica, 06 febbraio 2011 19:23)

    Un interessante introduzione al mondo speleosubacqueo, grazie.