Subacquea e Salute.

“Noi uomini duri”: in passato si pensava che per essere un buon subacqueo era necessario possedere già in partenza delle determinate caratteristiche fisiche e psichiche. Il mitico Duilio Marcante era solito dire che solo quando i pesci cammineranno, gli uomini si sentiranno a loro agio sott’acqua.

Per fortuna i tempi cambiano e l’approccio all’attività subacquea si è modificato. In generale per “sport” si intende ciò che procura divertimento, svago, ogni attività in grado di sviluppare la forza e l’agilità del corpo. In tale ottica l’attività subacquea aiuta chi la pratica a sviluppare il controllo delle proprie capacità mentali e di comportamento. È un’attività sportiva ricreativa praticabile da tutti, purché in buona salute e non bisogna essere uomini arditi. Per arrivare a questa constatazione, che ha notevoli implicazioni dal punto di vista medico, commerciale e legislativo, è stata necessaria molta strada e non è finita. Vi siete mai chiesti perché vi piace immergervi? Provate a pensarci. Di solito è per il piacere di scoprire cose nuove, per condividere la stessa esperienza con altre persone, per il senso di benessere che si prova in acqua. Per qualcuno è per il piacere che prova nel riuscire a superare un suo precedente limite. Oltre agli aspetti psicologici, l’attività subacquea coinvolge anche lavoro muscolare e respiratorio. Questo aspetto può risultare meno credibile guardando il fisico medio del sub, più da commendatore che da atleta adonico, ma è una realtà, come dimostrato nel box lavoro muscolare. Infine, non avrà il consenso unanime della scienza ma fa piacere dirlo, l’attività subacquea è salutare e mantiene giovani nel fisico e nella mente (fatte le dovute eccezioni dovute, però, all’umidità!).

Vantaggi dell’attività subacquea sullo sviluppo caratteriale
Il primo vantaggio dell’attività subacquea è psichico, legato all’essere immersi completamente nell’acqua. Ciò comporta un senso di rilassamento, benessere e sicurezza che alcuni ricercatori fanno risalire al ricordo del periodo fetale, durante il quale i contatti biologici con l’ambiente avvengono attraverso il liquido amniotico. Avete mai provato a immaginare se il feto, nella pancia della mamma, vede o sente qualcosa? La ricerca ha permesso di rilevare che il feto percepisce i suoni (principalmente il battito cardiaco materno) con difficoltà a individuarne la direzione, proprio come avviene in immersione. Inoltre, il feto percepisce una luminosità diffusa monocromatica, come sott’acqua anche se di colore diverso.
L’attività subacquea incrementa pure la capacità di autocontrollo, utile anche nella vita quotidiana. Di base l’ambiente subacqueo viene percepito come potenzialmente pericoloso. L’organismo si prepara a una reazione tipo attacco o fuga. Questa risposta è normale e serve ad aumentare l’attenzione verso gli stimoli esterni e interni (senso del proprio stato di salute). Ogni immersione è diversa da un’altra. Il livello di godimento (esperienza più o meno piacevole) dipende dalla combinazione tra fattori esterni (pensate alla differenza tra un’immersione in acque limpide e piene di pesci colorati e una in acqua torbida con fondale piatto) e dal carattere del subacqueo. Difatti ognuno di noi reagisce in modo diverso a situazioni stressanti. Le persone estroverse sono sempre alla ricerca di un ambiente stimolante, per cui in condizioni normali si annoiano. Il Divers Alert Network (Dan) ha recentemente rilevato una percentuale piuttosto alta di incidenti banali (12% circa) negli istruttori subacquei, spiegabile con il mancato rispetto delle più semplici regole di sicurezza dovuto al calo dell’attenzione in condizioni di routine. Viceversa, le persone introverse cercano le situazioni tranquille, dove si sentono più sicure, ma anche in tal caso si può verificare un eccesso di superficialità. Durante il corso per l’acquisizione del brevetto di immersione si acquisisce l’abilità ad affrontare in modo ottimale l’ambiente subacqueo. All’inizio ogni persona ha bisogno di un riferimento sicuro a cui agganciarsi, almeno mentalmente. Generalmente il gancio è l’istruttore stesso. Poi, con l’addestramento e l’esperienza, l’allievo impara a essere indipendente. Per ottenere questa capacità di controllo, l’istruttore spiega sempre all’allievo il perché di ogni esercizio che insegna, gli imprime dei concetti indelebili che in caso di emergenza consentono al subacqueo di comportarsi correttamente. Il risultato finale è una sensazione in immersione di “io posso tutto”, che comporta un elevato senso di piacere. Un buon autocontrollo garantisce la migliore risposta in ambiente subacqueo in caso di situazioni impreviste ma è utile anche nella vita quotidiana. In particolare nell’ambiente lavorativo quando bisogna prendere decisioni rapide o, viceversa, quando la routine può condurre all’errore per un calo dell’attenzione.

I benefici fisici
Il nuoto in immersione sottopone il subacqueo a un carico di lavoro che sollecita una parte considerevole dei muscoli scheletrici, in particolare dell’addome e degli arti inferiori. In immersione ci muoviamo in un ambiente che ha una densità maggiore dell’aria e oppone una resistenza al movimento.
È un dato di fatto che lo stesso atleta, con lo stesso test da sforzo, in immersione non riesce a eguagliare il risultato ottenuto in superficie. Se un subacqueo vuole raddoppiare la velocità sott’acqua, i muscoli delle sue gambe dovranno, a parità di altre condizioni, pinneggiare quattro volte più velocemente, spendendo otto volte più energia del normale. Una forte corrente contraria, un eccesso di zavorra, l’attrezzatura mal posizionata comportano un maggiore lavoro muscolare per controllare l’assetto e per il pinneggiamento. Di conseguenza aumenta il consumo di ossigeno da parte dei tessuti e, quindi, si esaurisce più rapidamente la miscela respiratoria contenuta nelle bombole. In teoria se l’assetto è ideale, lo sforzo diminuisce di almeno il 30 per cento rispetto al valore tipico per un’immersione media. Ciò consentirebbe di ridurre notevolmente il consumo di miscela. Siccome nella pratica l’assetto raramente è perfetto allora, in immersione, i muscoli devono lavorare. Nel nuoto si consumano in media 10 chilocalorie per chilo di peso corporeo per ora, per esempio un soggetto di 70 kg consuma 700 chilocalorie all’ora.
Ma basta un’inclinazione del corpo di circa 20 gradi perché, a parità di velocità, raddoppi lo sforzo per pinneggiare. L’altra componente che determina lavoro muscolare in immersione è la difesa dal freddo.
Ipotizzando un’immersione in acqua a 19°C con una muta dello spessore di 5 mm, un subacqueo normale (70 chili) spende circa 547 chilocalorie per ora, solo per difendersi dal freddo.
Quindi per un’ora di immersione nel Mediterraneo un subacqueo di 70 chili consuma almeno 1250 chilocalorie. Di solito subito reintegrate con una bella abbuffata dopo l’immersione! Vorrei precisare che nell’immersione tecnica, essendo le miscele respirate (elio-ossigeno) meno dense dell’aria, la componente dello sforzo legata alla respirazione si riduce in media del 30%.

I benefici dell’ossigeno
Un ulteriore beneficio dell’attività subacquea è dovuto all’aumento dell’ossigeno disciolto nel nostro sangue per l’aumentata pressione ambientale. Sono molti gli effetti benefici che l’ossigeno induce nel nostro organismo. Aumenta l’energia muscolare, la calcificazione delle ossa, l’attività cerebrale. Ben inteso senza miracoli ed entro certi limiti, oltre i quali l’ossigeno è tossico.
Il principio di sfruttare la pressione per aumentare la dissoluzione dell’ossigeno nel sangue è utilizzato, in ambito medico, dall’ossigenoterapia iperbarica. Ritengo utile che il subacqueo conosca le attuali indicazioni di una terapia che deriva dall’esperienza acquisita in mare.
Indicazioni urgenti - il paziente va trattato immediatamente: intossicazione da monossido di carbonio (un gas tossico); incidenti da decompressione ed embolia gassosa arteriosa; gangrene e infezioni a rapida velocità a carico dei tessuti molli; ischemia acuta (carenza di sangue in un arto in seguito a un trauma); ustioni; sordità improvvisa; ischemia (carenza di sangue) a carico dell’occhio.
Indicazioni croniche - il paziente può essere trattato con minore urgenza: lesioni (piaghe) come complicanza del diabete; lesioni ischemiche (scarso flusso di sangue) dovute alla ostruzione dei vasi sanguigni (arteriosclerosi); lesioni dovute a una radioterapia per il trattamento dei tumori; osteomielite cronica (infezione a carico delle ossa, in genere dopo un trauma).
Naturalmente queste malattie vanno trattate in un Centro Iperbarico ben attrezzato e gestito.

Articolo pubblicato su Il Subacqueo / marzo 1999

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