La patologia da deconpressione e la MDD

PREMESSA: Quello che segue, non vuol essere (e tanto meno lo pretende) un trattato medico scientifico sulla patologia da decompressione che colpisce gli appassionati del mondo subacqueo. Deve intendersi come una semplice ma attenta

dissertazione per tutti coloro che si avvicinano per la prima volta a questo meraviglioso mondo.

La P.D.D. (Patologia da Decompressione) é una patologia causata

dallo sviluppo di bolle di gas nel sangue e nei tessuti dovuto a una

rapida riduzione della pressione ambientale. Questo tipo di

patologia non colpisce solamente i subacquei, ma chiunque sia

sottoposto per qualsiasi motivo a forti e rapidi sbalzi di pressione

ambientale.

Naturalmente il caso che a noi interessa è quello del mondo

subacqueo,in quanto è proprio in questo ambiente che si manifesta il maggior numero di P.D.D..

Prima di addentrarci nello specifico è bene ricordare l’importante “Legge di Henry”, la quale cita testualmente:

“A TEMPERATURA COSTANTE, LA QUANTITA’ DI GAS CHE SI SCIOGLIE IN UN LIQUIDO E’ PROPORZIONALE ALLA PRESSIONE CHE IL GAS ESERCITA SULLA SUPERFICIE DEL LIQUIDO STESSO”

ovvero: più è alta la pressione della miscela di gas che respiriamo, tanto più questa si discioglie ed entra insoluzione nel sangue. Processo questo molto importante per capire l’assorbimento dei gas stessi nel

sangue.

Premesso ciò andiamo a conoscere quali sono le cause,i sintomi,le cure e soprattutto la prevenzione relative alla P.D.D..

La patologia da decompressione, detta in passato malattia dei cassonisti, colpisce i sommozzatori che dopo aver respirato aria sotto pressione (perché immersi sott’acqua) vengono, per qualsiasi motivo, riportati troppo rapidamente alla pressione atmosferica (quindi in superficie).

Il sommozzatore che si immerge con le bombole (ARA) respira aria a pressione ambiente, ovvero alla pressione idrostatica che trova alla quota di immersione in quel momento (ad esempio a -10m saranno 2 bar, a -20m saranno 3 bar e così via).

Oggi i normali erogatori forniscono aria a pressione ambiente unita alla pressione tarata al primo stadio (normalmente 9 bar), in modo da facilitare l’inspirazione in profondità. Dalla discesa in poi, il sommozzatore respira aria compressa fornitagli dalla bombola dando così inizio al processo di assorbimento nel sangue e

nei tessuti della miscela di gas che compone l’aria della bombola (principalmente azoto e ossigeno). Il corpo quindi è sottoposto agli effetti della legge di Henry.

L’ossigeno viene usato dai tessuti per la sopravvivenza degli stessi,i quali danno come scarto l’anidride carbonica che sarà espulsa con la normale espirazione attraverso i polmoni. L’azoto invece, essendo un gas inerte che non partecipa a nessun processo metabolico, da una parte satura tutti i tessuti usando come

mezzo di “trasporto” il sangue, mentre dall’altra, si propaga per “diffusione” sfruttando il contatto tra tessuto e tessuto.

Questo ci fa capire che l’azoto satura principalmente i tessuti aventi una grande irrorazione sanguigna (muscoli, polmoni, fegato, il sangue stesso ecc.) mentre satura in un secondo tempo i tessuti con meno vascolarizzazione (tessuto adiposo, midollo, ossa ecc.).

Da ciò si evince che esistono parti del nostro organismo che si saturano più velocemente di altri e conseguentemente ci sarà logico capire che lo stesso succederà nella fase inversa, chiamata fase di Desaturazione (dagli ultimi studi però, è risultato che la fase di desaturazione può durare anche due o tre

volte più a lungo della fase di saturazione).

E fino a questo momento il sommozzatore procede nella sua immersione senza alcun particolare pericolo di P.D.D.. I suoi tessuti stanno assorbendo azoto dall’aria respirata,proporzionalmente alla pressione esterna e tutto procede per il meglio.

Sarà durante la fase di risalita che la patologia potrebbe innescarsi,per manifestarsi in seguito,quando il sommozzatore riemergerà dall’acqua.

In questa fase, se la pressione idrostatica viene ridotta troppo rapidamente (risalita troppo veloce), l’azoto non potendo restare in soluzione e dovendo fuoriuscire rapidamente dai tessuti e dal sangue, tende a formare delle “microbolle”.

Queste “microbolle” si aggregano fra di loro dando vita a piccoli emboli che entrando nel circolo ematico formano delle pericolose ostruzioni al passaggio del sangue,il quale non può più irrorare ciò che si trova aldilà dell’ostruzione stessa.

L’embolo viene visto come un corpo estraneo e quindi come tale viene aggredito dagli agenti di difesa dell’organismo che,una volta localizzato, lo isolano dando luogo a processi fisiologici che portano all’irritazione della parte vascolare interessata con diverse manifestazioni cliniche.

Gli emboli arrivano prima ai polmoni dove le bolle possono avere delle dimensioni superiori a quelle dei capillari e quindi, possono talvolta bloccare il piccolo circolo.

In questo caso si avrà difficoltà di respirazione con sensazione di bruciore che si trasformerà in un senso di oppressione e di costrizione retrosternale. Sintomo questo che potrebbe essere facilmente ma erroneamente interpretato come principio di infarto del miocardio.

Proprio per dar modo ai tessuti veloci di desaturare quasi completamente e quindi evitare l’insorgenza dei sintomi legati alla patologia sin qui trattata è molto importante, in fase di risalita tra -5 e -3 metri,effettuare

sempre,una sosta di 3 minuti,sosta detta anche “extra deep stop”.

Riassumendo:

 

I fattori predisponenti alla P.D.D. possono essere:

-Obesità 

-Affaticamento

-Immersione faticosa

-Freddo

-Disidratazione

-Mancanza di preparazione fisica

-Assunzione di droghe o alcolici prima dell’immersione.

 

Le manifestazioni cliniche della P.D.D. possono essere:

-Dolore agli arti

-Irritazione cutanee in prossimità delle articolazioni

-Spossatezza

 

Ci possono essere anche forme più gravi che interessano l’orecchio medio, i polmoni, il sistema neurologico.

I vari sintomi compaiono entro sei ore dall’emersione spesso anche prima. Dopo le 24 ore dall’emersione l’incidenza della patologia è ridotta al minimo.

Naturalmente se si dovessero accusare uno o più sintomi, la prima cosa da fare è allertare la più vicina camera iperbarica o comunque chiamare il 118.

Dopo di ciò è necessario controllare i parametri vitali dell’infortunato (polso, coscienza e respirazione), sdraiarlo somministrandogli se possibile ossigeno puro e,solo nel caso sia cosciente,anche dell’acqua.

Concludendo, come bisogna comportarsi per ridurre al minimo l’insorgenza di questa patologia e attuarne al meglio la prevenzione?

Avere sempre buon senso e consapevolezza di tutto quello che si andrà a fare per predisporre l’immersione,mantenere una buona preparazione fisica, avere piena conoscenza dei nostri limiti, il rispetto delle tabelle di decompressione, un’attrezzatura adatta e, ultima ma non meno importante, una buona intesa

con il compagno d’immersione.

 

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