La narcosi da Azoto.

Premessa.

Le scuole di subacquea sportiva insegnano ai propri allievi ad effettuare immersioni con aria compressa,

entro la curva di sicurezza e con l’ausilio delle tabelle d’immersione. Scopo dell’immersione è il divertimento.

Proseguendo nell’iter formativo e attraverso un valido addestramento, si può raggiunge una buona

preparazione ed esperienza. A questo punto per molti subacquei è quasi una vocazione naturale volgere lo

sguardo verso immersioni sempre più profonde.

Pertanto se ci immergiamo per raggiungere queste mete, dovremmo essere molto preparati e tenere conto di tutta una serie di fattori per la nostra sicurezza. In particolare avremmo la necessità di essere molto attenti

alla narcosi da azoto e alla tossicità dell’ossigeno

Patologie che il subacqueo accorto dovrebbe conoscere.

Per sopperire alle crescenti necessità esplorative dei subacquei, sono state introdotte nuove miscele respiratorie: il trimix e il nitrox. Argomenti che non verranno trattati in questa sede.

L’uso dell’aria compressa come gas respiratorio è indicato sino alla profondità di 50 metri, come richiamato negli standard lavorativi e militari. Tale limitazione dipende dalla composizione della miscela d’aria che si respira e quindi dal comportamento che i gas stessi hanno sul corpo umano, se respirati a pressioni parziali

superiori a quelle che si hanno al livello del mare. L’aria che respiriamo è composta dal 21% di ossigeno e dal 79% di azoto, oltre ad altri gas minori.

Il controllo dell’immersione da parte del subacqueo, diventa sempre minore al crescere della profondità per via dell’effetto narcotico dell’azoto. La narcosi da azoto può essere controllata in misura più o meno ampia,

in relazione al livello di allenamento o assuefazione, ma non eliminata. E’ un fenomeno che si manifesta gradualmente e consente pertanto l’adozione delle opportune azioni correttive (ridurre la profondità). Al contrario la tossicità dell’ossigeno, si manifesta senza preavvisi e senza gradualità e perciò non consente azioni correttive.

In questa sede cercheremo di analizzare e approfondire queste due problematiche.

A) La Narcosi da Azoto.

La narcosi d’azoto è un’insidiosa e pericolosa sindrome che può insorgere nelle persone che praticano attività subacquea. E’ stata anche definita “euforia da azoto” o “estasi da profondità”, poiché gli effetti sul subacqueo sono simili a quelli da eccesso di alcol.

Così come l’alcol, l’azoto compromette la capacità di giudizio e di coordinamento della persona, particolarmente a profondità superiori ai trenta metri.

Il meccanismo preciso non è ben chiaro. La scienza stessa, pur conoscendo che questo problema è causato dall’aumento repentino della pressione parziale e quindi della concentrazione dell’azoto, non è ancora riuscita a stabilire dei parametri che consentano di prevenirne l’insorgere.

La narcosi da azoto è un’alterazione neuro psichica che si manifesta nelle immersioni con autorespiratore ad aria compressa ed è determinata dall’azione narcotica dell’azoto ad elevata pressione. Quindi, maggiore è la

pressione, maggiore è l’azione narcotica dell’azoto sulle membrane cellulari. Vedasi la legge di Henry

 

 

a temperatura costante, la quantità di un gas che si può sciogliere in un liquido, è direttamente proporzionale

alla pressione parziale del gas stesso

 

 

Ciò significa quindi che aumentando la profondità aumenta la

quantità di azoto trasportato dal sangue e presente nei tessuti. Nelle immersioni la quantità di azoto disciolta può quindi causare al subacqueo, narcosi da azoto. Il processo che presiede all’assorbimento di una quantità maggiore di azoto è detto assorbimento o saturazione, mentre quello in base al quale esso viene

ceduto è detto eliminazione o desaturazione. Da studi effettuati, le immersioni con percentuale minore di narcosi sono quelle con profondità massima inferiore a 20 metri e con velocità di discesa inferiore 20mt al minuto.

Bisogna essere particolarmente prudenti, poiché la soglia individuale può essere variabile. Chiunque può esserne colpito. La narcosi da azoto non si manifesta in modo automatico ad una precisa profondità uguale per tutti gli individui. Essa dipende da soggetto a soggetto, da situazione a situazione e non sempre si ripete

con la medesima cadenza ed alla stessa quota.

Gli effetti della narcosi da azoto (che per brevità la chiameremo NDA), sono spesso ignorati man mano che il subacqueo, proprio a causa di tali effetti, diviene eccessivamente fiducioso in se stesso. Questo è particolarmente vero per i sub “esperti” che possono già aver compiuto molte immersioni oltre i trenta metri,

senza aver notato particolari problemi.

Pur se colta da NDA, la maggioranza dei subacquei sarà ancora in grado di assolvere a compiti ed azioni di routine, ma potrebbe non essere in grado di affrontare situazioni di emergenza dovute al modo di pensare

“rigido” e alla diminuzione delle capacità mentali. La NDA riveste un ruolo rilevante nella dinamica di molti incidenti subacquei ed i sub dovrebbero essere consapevoli che tutti vi possono essere soggetti.

Il meccanismo d’azione dei gas inerti, nel provocare tali fenomeni, è complesso e legato a vari fenomeni, di cui il più importante è la solubilità del gas nei grassi.

A1) Le cause

Vista l’importanza basilare che la narcosi assume nelle immersioni profonde, è opportuno soffermarsi anche sulle cause ovvero sui fattori che ne predispongono l’insorgenza o che la scatenano.

Occorre sottolineare che, pur essendo un po’ l’uno e un po’ l’altro, alcuni di questi fattori sono più predisponesti e altri più scatenanti. In effetti non è affatto vero che la narcosi aumenta pian piano: in determinate condizioni esplode in pochi secondi. Le cause che determinano l’insorgenza della NDA, le

possiamo suddividere in tre categorie: cause fisiche, psicologiche e ambientali o operative.

Cause fisiche

 

La stanchezza

e l’assenza di riposo, predispongono ad una maggiore sensibilità alla NDA. Un

subacqueo poco allenato o stanco tende a non controllare la sua respirazione ed il suo corpo si affatica prima. Ciò richiede un maggior apporto di volume di ventilazione, che, se non controllato, può portare alla NDA.

 

L’alcol

ha un effetto depressivo sui centri nervosi, effetti che si sommano all’effetto narcotico

dell’azoto ad alte pressioni predisponendo il sub a maggiore sofferenza.

 

farmaci

hanno effetti che possono predisporre alla narcosi (farmaci contro il mal di mare e

altri che agiscono sul cervello come ipnotici, sedativi, ecc.). I farmaci vanno accuratamente controllati dal medico in vista di un’immersione.

 

Cause psicologiche

Lo stato mentale del soggetto può influire i maniera rilevate all’insorgere della NDA. Dato che la NDA colpisce principalmente il nostro sistema nervoso, bisognerebbe che lo stesso non fosse già stato sollecitato negativamente da condizioni preesistenti.

 

Riflesso di una indisposizione fisica

, a causa, ad esempio, di un malessere fisico preesistente.

Ciò può provocare una ripercussione psicologica negativa sullo stato mentale dell’individuo, deprimendo quindi il suo equilibrio psico-fisico. Spesso questo stato d’animo non è avvertito dal sub e rimane allo stato latente, per poi eventualmente esplodere.

 

Ansia

dovuta ad uno stato psicologico sfavorevole, ad uno stato di nervosismo preesistente, alla

paura, alla costrizione, ad un imprevisto durante l’immersione, ecc. Questo tipo di stato mentale può determinare una situazione anomala sull’equilibrio psichico dell’individuo.

 

Stress

che può essere sia fisico che mentale. Lo stress è il risultato di una reazione del nostro

organismo all’incapacità, conscia o inconscia, di soddisfare le esigenze fisiche e psiche del momento. Maggiore è la difficoltà nell’affrontare una determinata situazione, maggiore sarà il carico fisico e mentale. Questa è la condizione per cui un soggetto può cadere completamente in preda alle proprie emozioni e non ragionare più con la normale freddezza e può perdere completamente il

controllo di se stesso e di chi lo circonda.

Le cause appena descritte funzionano da forza motrice per il nostro cervello: devono essere circoscritte entro i limiti “naturali” del loro effetto positivo oltre i quali il nostro organismo si allontana dalla normale

condizione di benessere, causando, attraverso la stanchezza fisica e/o mentale, apprensione, angoscia, paura, panico, situazioni potenzialmente pericolose per il sub.

Sulla base di quanto sopra esposto, nell’affrontare un’immersione, bisogna sempre considerare le seguenti condizioni di stress.

- Stress latente. Consiste in una condizione psico-fisica dovuta alle situazioni o esperienze vissute prima dell’immersione;

- stress di circostanza. E’ causato dall’evento che si sta vivendo durante l’immersione;

- stress di punta. È causato da una improvvisa problematica che insorge al momento, come può essere un imprevisto che si verifica nel corso dell’immersione.

La sommatoria di tali condizioni costituisce il carico psicologico, e quindi di stress, a cui il subacqueo è sottoposto.

Cause ambientali ed operative.

Come gia esposto in precedenza, la causa determinante della NDA, è l’aumento della pressione parziale dell’azoto, e quindi della profondità, e nella trasformazione dello stesso in agenti chimici che vanno ad interagire negativamente, a livello cellulare (senso di ebbrezza), con il sistema nervoso.

Inoltre maggiore è la permanenza in immersione a quote alte, maggiore sarà l’effetto narcotico.

 

Velocità di discesa

. E’ un importante fattore scatenante. La caduta deve rallentare velocemente se

abbiamo sintomi di veloce innalzamento narcotico. Se non facciamo ciò, la narcosi potrebbe trasformarsi in crisi violenta, dovuta all’aumento repentino della pressione. Il momento di maggiore sensibilità alla narcosi si ha una volta raggiunta la profondità stabilita. In quell’istante è opportuno

concedersi una breve pausa, prima di procedere all’esplorazione, che permetterà di adattarsi alla pressione: controllare i propri strumenti, la posizione e la condizione del compagno. Non sarà tempo sprecato invano.

 

Scarsa visibilità

E’ predisponente se costante, scatenante se improvvisa. L stesso dicasi per la

mancanza di punti di riferimento. Il fatto che a volte i due fattori siano concomitanti, il quadro si allarga. Oltre al brutto impatto psicologico della perdita di punti di riferimento, l’occhio cercherà immagini e la messa a punto di queste. Non trovandole ciò contribuirà a far girare la vista con un forte innalzamento narcotico, poiché c’è confusione mentle e mancanza di punti d’attenzione su cui

concentrarsi. Se dovesse succedere, occorre guardare subito il compagno, il computer: in questo modo l’occhio ritornerà a fuoco, il cervello si concentrerà di nuovo su un punto di attenzione e avremmo tenuto sotto controllo il compagno, il profondimetro e il tempo.

 

Lavoro o sforzi.

Tutto ciò che porta all’affaticamento, cattiva respirazione, pinneggiata rapida o

faticosa, assetto sbagliato, lavoro o sforzi, ecc., creano una base di predisposizione alla narcosi. La crisi narcotica violenta è una realtà da non sottovalutare. Chi l’ha provata sa che è una delle più

brutte esperienze che possano capitare ad un sub.

 

Il freddo

è anch’esso predisponente se medio e continuo. Diventa scatennante se rapido e intenso.

A2) I sintomi

La NDA, proprio per la sua caratteristica fondamentale che è quella di chiudere e confondere la mente facendo poi perdere la memoria di tutto o parte di ciò che è successo, nasconde una serie molto nutrita di segni/sintomi.

Le sensazioni narcotiche “classiche” e primarie (per esempio senso di leggerezza, euforia, ecc.) sono grossolane, rozze, fumose poco fini: a grandi profondità la mente ne è così pervasa che non riesce a distinguerne differenze di intensità, a meno che non siano estremamente evidenti. Dunque sondando solo

esse non si ottiene che un quadro molto approssimativo della situazione. Per questo motivo l’attenzione deve spostarsi su precise manifestazioni secondarie (sintomi leggeri e medi) che con la loro apparizione attestano senza ombra di dubbio un netto cambio della condizione psichica. Un esempio. A 55 metri il sub

ha una decisa sensazione di leggerezza fisica, di euforia e di deterioramento della capacità percettiva che, proseguendo gradualmente nella discesa, non sente cambiare 10 metri più sotto; gli sembra dunque che

l’intensità narcotica sia uguale. Il sub però particolarmente attento come deve essere un profondista, nota p.es. che da qualche istante non sente più il freddo e l’aria sembra avere un gusto metallico. Sebbene il sub comprende che, nonostante all’apparenza lo stato mentale generale non sia maggiormente compromesso, il

suo stato narcotico è invece evidentemente superiore.

Abituiamoci quindi a considerare i sintomi secondari i veri e unici punti di riferimento nonché precisi campanelli d’allarme. Non fermiamoci nella nostra analisi solo all’intensità dell’”intontimento”. Mettiamo sempre sotto attenta osservazione ogni istante dell’immersione, per essere certi di stare sempre entro i limiti

personali.

Per questo motivo nelle immersioni profonde quello che si deve fare è: gestire la NDA di medio livello (sintomi leggeri e medi) e prevenire l’insorgenza di NDA di elevato livello (sintomi gravi).

Schematizzando possiamo distinguere in sintomi leggeri e medi e sintomi gravi. Sono sintomi descritti dai subacquei che hanno sperimentato la NDA.

Sintomi leggeri e medi.

Sono sintomi che si presentano nella fase iniziale della NDA. Si manifestano a basse pressioni dell’azoto, 30-60 metri per immersioni ad aria ed i presenza di cause predisponesti e non scatenanti.

- leggerezza mentale, euforia o ubriachezza, risa o tendenza a ridere;

- senso di leggerezza fisica;

- senso di maggiore confidenza;

- sapore metallico o dolce dell’aria;

- stupore;

- alterazione della coordinazione muscolare, compromissione della destrezza, perdita (parziale o totale) delle capacità motorie;

- rallentamento dell’attività mentale;

- difficoltà a leggere gli strumenti.

Sintomi gravi

Sono sintomi che si presentano nella fase centrale e finale della NDA. Si rivelano ad alte pressioni parziali di azoto, 60-90 metri ed in presenza di cause scatenanti.

- vertigini;

- insensibilità e/o formicolii sulla faccia, sulle labbra e sui piedi;

- esagerazione dei movimenti generali, movimenti a scatti;

- rallentamento dell’attività mentale;

- deterioramento della capacità percettiva;

- confusione mentale, difficoltà o incapacità a leggere gli strumenti;

- distorsione della parola;

- compromissione della destrezza;

- perdita parziale o totale delle capacità motorie;

- percezione impropria del tempo;

- stato depressivo, pianto o tendenza a piangere;

- sensazione d’apprensione o ansia;

- minore tolleranza allo stress, panico;

- allucinazioni e/o disturbi visivi e acustici;

- fobie;

- visioni a tunnel;

- nausea;

- vomito;

- amnesia;

- perdita di coscienza.

La sopra citata lista, pur non volendone escludere altri più individuali, che possono presentarsi a seconda della persona e della situazione, è la più completa fra i segni e i sintomi sicuramente provati da molti subacquei. Rileggendoli con estrema attenzione e pensando alle proprie immersioni profonde, ci si potrà

accorgere che molti di essi sono stati provati diverse volte: ciò serve a dare una visione molto precisa dell’effetto narcotico dell’azoto.

L’utilità pratica della grande conoscenza di ogni più piccola manifestazione, risulta evidente: nelle immersioni profonde tutti dobbiamo sempre confrontarci con la NDA. Nessuno ne è immune.

Il calcolo da fare è quello della valutazione della grandezza di essa e prestare grande attenzione a particolari anche secondari e meno assai evidenti fra quelli elencati.

A3) La gestione

Il modo migliore per combattere e gestire la NDA è la concentrazione. Certo gestire la NDA è un’impresa ardua. Ovviamente la cosa migliore è la prevenzione. Nelle forme meno gravi, è sufficiente risalire di quota, per far regredire i sintomi. Risulta chiaro che non è possibile uscire da soli da una crisi narcotica grave.

Pertanto non bisogna mai giungere alle crisi di condizioni gravi. E’ importante il continuo controllo del proprio stato fisico e mentale e della propria concentrazione.

Alla percezione dei primi sintomi dello stato narcotico bisogna:

- avvisare il compagno;

- rallentare ogni attività fisica: muoversi lentamente e/fermarsi;

- controllare la propria respirazione: lenta e profonda;

- concentrarsi e rimanere con la mente sveglia;

- fissare attentamente un oggetto, mettendo a fuoco l’immagine e iniziare una serie di ragionamenti a lui collegati: colore, forma, ecc.

Alla percezione che i sintomi da NDA non regrediscono o scompaiono, oppure peggiorano, diventa imperativo:

- avvisare il compagno;

- risalire con calma fino alla quota in cui gli stessi sintomi scompaiono;

- recuperare la padronanza e la gestione del proprio corpo e dell’immersione;

- riemergere.

Si ribadisce quindi la necessità di mantenere al massimo la concentrazione ad ogni costo, anche se farlo non è un’impresa facile. Un attimo di pausa e di rilassatezza potrebbe “costare caro”.

 

 

A4) La prevenzione

Insomma un quadro assai preoccupante,che quando sopraggiunge richiede una grande dose di freddezza ed esperienza per essere gestito e che deve essere assolutamente evitato con la prevenzione. Il sub

profondista cura moltissimo la propria respirazione, lenta, misurata, interna, ed esaustiva soprattutto nella fase di esalazione, mentre si muove in perfetto assetto e con grande lentezza ed acquaticità. La fretta non và bene a grandi profondità.

Quindi

 

 

prima dell’immersione

occorre seguire determinati accorgimenti:

- Evitare di immergersi quando non si è in buone condizioni fisiche e mentali.

- Non fare uso di medicinali controindicati, di alcol, droghe, in concomitanza con le immersioni.

- Limitare la profondità delle immersioni ad aria.

Durante l’immersione

 

 

è necessario:

- non immergersi da soli.

- Avere il tender in superficie capace ed informato sulle fasi dell’immersione.

- Controllare la velocità di discesa.

- Controllare il livello di lavoro e di affaticamento.

- Curare molto la propria respirazione: lenta e profonda specialmente in espirazione.

- Muoversi con un buon assetto e con grande leggerezza ed acquaticità nei movimenti.

- Concentrarsi sempre ed unicamente su ciò che si sta facendo e su ciò che sta accadendo, per

mantenere sempre alto il livello di attenzione.

- Valutare ogni volta i propri limiti operativi ed in base a questi decidere.

- Saper riconoscere ed interpretare i sintomi che possono degenerare.

E’ opportuno sottolineare che frequenti esposizioni alle profondità, affinano la sensibilità alla percezione dei sintomi dell’azoto e aumenta nel subacqueo la capacità di innalzare la soglia di tolleranza ed il limite di sicurezza. La NDA entro certi limiti può essere allenata.

b) La tossicità dell'ossigeno iperbarico.

Un altro fenomeno che condiziona le alterazioni dello stato di coscienza, a seguito di respirazione di aria compressa, a pressioni superiori a 5,5 ATA, è la concentrazioni di ossigeno (O2) nella miscela respiratoria.

Questo è un argomento che nelle normali didattiche subacquee a scopo sportivo/ricreativo o non è quasi mai trattato oppure è appena accennato.

C’è infatti la tendenza al trattare la Narcosi da Azoto come l’ ultimo incidente importante che può accadere ad un subacqueo sportivo durante una immersione profonda in aria, perchè la sua immersione dovrebbe

rimanere in curva di sicurezza, secondo le tabelle US Navy, e quindi non superare la profondità massima di 40 / 42 metri.

Se consideriamo però che una persona si può appassionare alla subacquea talmente tanto da essere spinta ad effettuare delle immersioni anche oltre i limiti stabiliti e consigliati dalle tabelle (considerando anche il fatto

che quasi nessuno oggi si immerge senza computer), dobbiamo andare oltre alla normale didattica ed aggiungere a questa un’ approfondimento riguardo alla tossicità dell’ossigeno solo per essere giustamente

consapevoli dei rischi a cui potremmo andare incontro effettuando immersioni profonde.

Sembra alquanto strano che l’elemento principe che ci permette di vivere sul nostro amato pianeta possa essere per noi Tossico…

Dobbiamo considerare la sua Pressione Parziale, pressione alla quale lo respiriamo e che è direttamente proporzionale alla sua quantità percentuale all’interno della miscela di gas che stiamo usando (vedi legge di Dalton

 

“La pressione totale esercitata da una miscela di gas è uguale alla

somma delle singole pressioni parziali dei gas componenti la miscela stessa”

 

Va da sé che finché restiamo sulla superficie terrestre e quindi respiriamo quella miscela di gas a noi familiare chiamata Aria, alla normale e massima pressione ambientale di 1 bar non ci succede niente di strano: siamo “fatti” apposta e ben collaudati a sopportare pressioni parziali di 0,21 bar di Ossigeno e di

0,79 bar di Azoto.

Quando però tali pressioni parziali aumentano le cose cambiano.

L’ossigeno se respirato a lungo a pressioni superiori a 1,6 bar diventa tossico e porta a conseguenze molto gravi fino alla morte.

Secondo quanto appena scritto dobbiamo considerare i due parametri fondamentali che rendono l’ossigeno tossico: la sua pressione parziale ed il periodo di esposizione. Già da oltre 500 millibar l’ossigeno comincia a

diventare tossico e a far apparire alcune patologie sia a livello polmonare (PpO2

fino a 1,5 bar con tempi di esposizione sempre più corti) che a livello di Sistema Nervoso Centrale (PpO2 oltre 1,5 bar con tempi di esposizione molto ridotti).

A livello polmonare respirare a lungo (oltre 5 ore) ossigeno iperbarico porta a irritazioni bronchiali fino alla sindrome di Lorrain Smith che provoca delle serie difficoltà respiratorie fino all’emorragia polmonare.

A livello di SNC le cose possono essere ben più gravi. Esistono delle particolari tabelle che ci danno dei limiti fisiologici oltre i quali l’ossigeno attacca il Sistema Nervoso Centrale (SNC):

3.0 bar Pressione Parziale usata solo in Ossigenoterapia Iperbarica a seguito di particolari problemi fisiologici;

2.8 bar Idem ;

2.5 bar Massima pressione usabile in decompressione (ovverosia in stato di assoluto riposo). Questo valore è riferito a professionisti altofondalisti che risalgono in campana, ovverosia in ambiente completamente asciutto dalla testa ai piedi

2.4 bar Terapie varie per curare MDD;

2.0 bar Esposizione eccezionale per immersioni operative. Dove la parola eccezionale sta a significare una condizione non normale come soccorso estremo od operazioni militari autentiche sottoposte a misure di sicurezza di superficie altrettanto eccezionali;

1,6 bar per immersioni non impegnative per massimo 45 minuti (in aria =66 metri di profondità

1,5 bar per immersioni di lavoro leggero per massimo 120 minuti (in aria = 61 metri di profondità)

1,4 bar per immersioni di lavoro medio per massimo 150 minuti (in aria = 56 metri di profondità)

Ma perché l’ossigeno oltre la pressione parziale di 1,6 bar diviene tossico e ci porta quindi all’Iperossia?

Quando l’ossigeno entra nel sangue lo fa in due modi:

1. si lega con una reazione di Ossidazione all’emoglobina del sangue;

2. si discioglie nel sangue secondo la legge di Henry (“A temperatura costante, la quantità di un gas che si può sciogliere in un liquido è direttamente proporzionale alla pressione parziale del gas stesso”).

Quando il sangue arriva ai tessuti l’emoglobina dovrebbe cedere l’ossigeno alle cellule dei tessuti stessi per

portare loro via la dannosa Anidride Carbonica (CO2) ma a causa dell’elevata pressione parziale dell’ossigeno respirato la reazione di ossidazione dell’emoglobina avviene nuovamente portando via, così, ossigeno presente in soluzione nel plasma e lasciando i tessuti carichi di CO2

Si intuisce perciò che quella che crediamo Tossicità dell’ossigeno è in realtà avvelenamento da Anidride Carbonica (Ipercapnia). I fattori che predispongono e scatenano il problema sono:

Stress

 

: presente in tutte le problematiche subacquee perché diminuisce la resistenza

psicofisica dell’individuo;

 

Aum.to PCO2

: è evidente che tutto ciò che può portare ad aumento di anidride carbonica,visto

che è questa ad avvelenarci, risulta dannoso. Attenzione perciò alla

massima efficacia della respirazione e al minore affaticamento possibile;

Freddo

 

 

: diminuisce la resistenza psicofisica ed è fonte di stress;

Farmaci

 

 

: Non sappiamo nulla di molti di essi in relazione all’iperbarismo.Meglio evitare.

E’ risaputo solo che l’insulina può avere azioni predisponesti e/o scatenanti.

I diabetici perciò sarebbe meglio evitassero immersioni ad elevate

profondità.

Scarsa condizione fisica

 

 

: diminuisce la resistenza psicofisica ed è fonte di stress;

Uso di droghe ed alcool

 

 

: è talmente ovvio…

Ma cos’è l’Iperossia o Tossicità dell’ossigeno? E come si manifesta?

L’iperossia provoca e si manifesta con improvvisi attacchi di convulsioni simili a quelli epilettici.

Le convulsioni non sono direttamente dannose; i danni li provoca l’ambiente dove la persona attaccata si trova:

Un attacco epilettico in casa ci potrebbe far cadere e sbattere da qualche parte provocandoci delle ferite anche gravi;

L’iperossia sott’acqua provocherebbe una specie di attacco epilettico che ci potrebbe indurre a mollare la

presa dell’erogatore, inibirebbe senza dubbio ogni azione di autosalvamento e se non soccorsi

immediatamente dal compagno di immersione sarebbe certa la morte per annegamento. Ma il nostro compagno sarebbe davvero in grado di soccorrerci senza rischiare anche lui la vita? Non dimentichiamoci

che la Tossicità dell’Ossigeno si ha in condizioni di iperbaricità quindi sicuramente ad elevate profondità, dove sappiamo bene siamo soggetti anche a Narcosi da Azoto; noi stiamo subendo un attacco di convulsioni tipiche dell’ Iperossia e tipiche anche dell’Ipercapnia (in questo caso provocata dall’Iperossia

stessa), sotto l’effetto dell’ebbrezza da profondità e siamo in altissimo rischio di annegamento, abbiamo estrema necessità di un immediato intervento del nostro compagno che, guarda caso è anch’esso ebbro di

azoto e come tale non molto capace di soccorrerci con la dovuta velocità ed accortezza…

Che bella prospettiva!!

Facciamo finta che il nostro compagno sia così capace e fortunato da riuscire ad aiutarci e a portarci, magari facendoci “pallonare”, in superficie… potremo andare incontro, a causa della troppo veloce risalita e al sicuro

non rispetto delle tappe di decompressione, ad una MDD e/o ad una sovradistensione polmonare…

Una volta raggiunta la superficie chi ci accoglierebbe in modo adeguato alla situazione vissuta? Sarebbe meglio evitare tutto ciò… Anche perché non ci sono sintomi preliminari che ci possano avvertire con estrema

sicurezza e precisione dell’imminenza di iperossia…tutti i sintomi come freddo leggeri tremori, formicolii vari, nausea, possono essere scambiati per disagi normalissimi che possono accadere ad un subacqueo in qualsiasi momento. L’unico sintomo ben avvertibile potrebbe essere legato alle convulsioni ma quando

queste arrivano è ormai troppo tardi… Non rimane altro, per correre ai ripari, che Prevenire… evitare di scendere a profondità oltre i limiti stabiliti

dalla tabella delle PPO2 elencata qui sopra ( il limite altamente consigliato è di 1,6 bar PPO2 e per un tempo  massimo di 45 minuti che durante immersioni ad aria corrisponde a -66 metri circa) e se per qualche motivo (distrazione, errore, ecc) si dovesse sforare tale valore fare in modo da non rimanere troppo tempo oltre tale limite. Nemmeno l’allenamento alle alte profondità ci può rendere immuni o aiutarci ad innalzare tali limiti di

sicurezza. Con l’ossigeno iperbarico è meglio non scherzare. La tossicità dell’azoto ci porta ad ebbrezza, masi può controllare e ci si può, in parte, abituare (come con l’alcool)… all’ossigeno iperbarico non ci si abitua… quando comincia a fare effetto può essere già in atto il meccanismo convulsivo di cui abbiamo

parlato finora con tutte le sue nefaste conseguenze…

 

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