dom
21
mar
2010
Premessa:
questo testo è solamente per puro scopo informativo e non è da
considerarsi come un testo didattico per effettuare immersioni di tale
genere.
La speleologia subacquea si è fatta la triste fama di una disciplina ad alta
mortalità ed è per questo che si sono maggiormente sviluppati gli attuali
concetti di sicurezza. Questi concetti non sono quindi nati su basi teoriche, ma
sull'analisi degli incidenti avvenuti e sulla ricerca di qualcosa che potesse
evitare il loro ripetersi. Dal confronto incrociato delle esperienze è emersa la
necessità di ripensare il modo di fare immersione. Si è visto che era necessario
abbandonare qualche vecchia abitudine e anche qualche concetto
profondamente radicato.
Ne è risultata una dottrina che ha fatto gridare all'eresia, ma che alla prova dei fatti si è dimostrata vincente sia sul piano della sicurezza che su quello dell'efficienza delle esplorazioni.
Partiamo dal concetto che l'immersione speleosub è un'immersione in solitaria.
Questa regola contrasta palesemente con quanto viene comunemente
insegnato in tutte le scuole subacquee del mondo e merita quindi una
spiegazione e una riflessione appropriata.
Chiariamo innanzitutto che questo non significa che è obbligatorio immergersi
da soli, significa piuttosto che per principio l'immersione sotterranea deve
essere concepita comunque come una solitaria, anche se ci si immerge in due
o più. Com'è noto, la presenza del compagno rappresenta il cardine del
concetto di sicurezza su cui si fonda l'immersione in acque libere. Ci si aspetta
che questo intervenga in caso di necessità mettendo a disposizione parte della
sua attrezzatura. In grotta si preferisce non contare sull'intervento del
compagno in quanto è molto probabile che questo sia inefficace o impossibile a
causa della morfologia della grotta o della situazione in sè. L'attrezzatura che
lo speleosub si porta appresso deve essere in grado di risolvere tutte le
situazioni che richiederebbero l'intervento del compagno. Si tratta quindi di un
concetto di autonomia della sicurezza. Gli speleosub si abituano gradualmente
a immergersi in solitaria vincendo le proprie paure, scoprendone i relativi
problemi e risolvendo da soli le situazioni. Non è certo consigliabile cominciare
di punto in bianco a immergersi in solitaria, è meglio prendere contatto con
qualche gruppo di speleosub già affermato e farsi addestrare adeguatamente.
In ogni caso la normale attrezzatura da sommozzatore, non è idonea
all'immersione in solitaria.
Anche il concetto di programmazione assume un ruolo diverso. Nella speleologia subacquea la programmazione cessa di rivestire un ruolo centrale.
Non è proibito programmare l'immersione, anzi molte scuole insistono perchè
questa sia fatta, però non si può fondare la propria sicurezza su di essa.
Immergersi in grotta non è come farlo al mare. Se capita qualche
inconveniente nelle acque aperte, si può sempre tentare di riemergere con una
pallonata, è una soluzione estrema che può dare problemi per la
decompressione, ma almeno si è fuori. In grotta non si riemerge tanto
facilmente e rapidamente, tutta la strada fatta all'andata dovrà essere
ripercorsa al ritorno.
Per diventare uno speleosub, un corso dedicato di speleologia è indispensabile.
Le grotte carsiche hanno generalmente acque molto limpide, ma dopo intense
precipitazioni facilmente diventano torbide e tali rimangono per diversi giorni
finchè le sospensioni non si depositano. Le acque possono essere state
intorbidite anche da coloro che si sono immersi prima di noi, così come
un'acqua perfettamente limpida può diventare torbida dopo il nostro passaggio.
Girarsi e scoprire che le acque che abbiamo appena percorso con orgogliosa
sicurezza si sono trasformate in un impenetrabile caffèlatte non è una sorpresa
piacevole, è quindi indispensabile l'uso del filo d'Arianna ed è importantissimo
non perdere mai il contatto tattile con esso (il contatto visivo non basta).
Strettoie:
Le strettoie sono un pericolo anche nella speleologia non subacquea, nella
speleologia subacquea lo sono molto di più. Il rischio di rimanere incastrati in
una strettoia è reso molto consistente dalla complessa attrezzatura che lo
speleosub indossa, quindi le strettoie non vanno sottovalutate.
Alcune strettoie si restringono impercettibilmente finchè lo speleologo si ritrova
perfettamente incastrato con forti difficoltà e proseguire o a tornare indietro.
Talvolta affrontarle comporta un'organizzazione particolare dell'immersione e
delle attrezzature, può essere necessario togliersi le bombole e reindossarle
dopo l'attraversamento. In conclusione è meglio lasciare certe strettoie agli
speleologi esperti che fanno speleologia subacquea esplorativa.
Corrente:
La corrente può essere un problema pericoloso. In genere le gallerie che
presentano forti correnti hanno carattere stagionale. Le stesse gallerie possono
essere percorse senza problemi in altri periodi dell'anno. In linea di massima si
preferisce evitare le immersioni quando c'è corrente rinviandole a tempi
migliori con opportunità migliori di progressione.
Questo non è possibile se la corrente è una caratteristica costante della grotta.
In questo caso bisogna tenere presente che un'immersione con il favore della
corrente diventa problematica al ritorno. È il caso di grotte con più rami, dove
si passa da un ramo laterale calmo a quello principale con corrente forte. Gli
effetti della corrente diventano più consistenti in corrispondenza delle strettoie
a causa dell'effetto Venturi.
La compensazione:
I sifoni possono presentare numerose variazioni di profondità. Questi vengono
chiamati sifoni jojo proprio perchè costringono il sommozzatore ad andare su e
giù (in senso batimetrico).
Le continue variazioni di quota comportano la necessità di una continua
compensazione e ciò può provocare dei problemi per la continua sollecitazione
delle mucose.
Non è il caso di affrontare questo tipo di sifoni se non si è certi di non avere
problemi di compensazione e comunque è meglio attuare sempre la
compensazione preventiva, cioè prima che sopravvengano i segnali di dolore in
modo da non irritare le mucose.
Le nicchie d'aria:
Alcune grotte presentano in profondità delle cupole nelle quali si imprigiona
aria. L'aria che si accumula in queste cupole è quella proveniente dagli
erogatori di altri sommozzatori che sono passati prima. È viziata e respirarla
può provocare malesseri, soprattutto se il profondimetro segna pressione.
Anche un ampio salone alla fine di un sifone può essere pericoloso poichè vi si
possono accumulare anidride carbonica, gas tossici o venefici. Talvolta questi
gas sono così velenosi che basta un solo atto respiratorio per provocare la
morte. L'unico modo per essere sicuri è non togliersi l'erogatore quando si
riemerge.
La profondità:
Tutti i sommozzatori sanno quanto siano pericolose le immersioni profonde. In
grotta lo diventano ancora di più perchè è abbastanza facile raggiungere grandi
profondità in quanto, contrariamente a ciò che avviene al mare, in grotta non
vi è un mutamento della luce, della flora e dell'ambiente che segnala che si è
raggiunta una profondità notevole. È molto difficile che un sommozzatore
esperto possa raggiungere grandi profondità senza esserne cosciente, tuttavia
succede spesso che la mancanza di un segnale ambientale porti a sottovalutare
la profondità raggiunta.
Le immersioni profonde sono altamente specialistiche e vanno riservate ai
pochi che, per capacità e disponibilità economica, si possono permettere le
miscele ternarie a base di elio. Queste miscele permettono di raggiungere
profondità molto elevate mantenendo una perfetta lucidità mentale, per contro
la decompressione è molto più lunga e delicata.
Attrezzature
Autorespiratore:
L'autorespiratore è composto da un minimo di due bombole separate. Ad
ognuna delle bombole è collegato un erogatore con manometro. Qualsiasi
rottura dovuta alle rubinetterie, alle fruste degli erogatori o agli erogatori
stessi, nel caso di bombole collegate o di monobombola, causa il completo
svuotamento della riserva d'aria. Con le bombole separate, se una si svuoterà
ne rimarrà sempre un'altra disponibile.
Erogatori:
Ad ogni erogatore si collega un manometro con un'etichetta di colore
corrispondente sia sul secondo stadio che sul manometro in modo da
individuarlo con precisione e immediatezza. È molto importante che erogatori e
manometri non siano lasciati liberi di flottare nell'acqua, ma siano fissati al
corpo in modo da essere rapidamente trovati in caso di necessità. Un sistema
molto diffuso consiste nel fissarli agli spallacci delle bombole mediante elastici
di camera d'aria. Gli erogatori lasciati liberi, oltre ad essere spesso difficili da
agguantare, possono anche girarsi al punto tale da disporsi sul dorso delle
bombole e costituire un pericolo per la possibilità di impigliarsi.
Illuminazione:
Disporre di un'illuminazione adeguata è importantissimo. Rimanere senza luce
può essere drammaticamente grave come il rimanere senz'aria. È considerata
regola tassativa immergersi con almeno 3 fonti di luce di cui almeno una di
potenza non inferiore a 20 watt. Due vanno accese quando si parte in modo
che se una dovesse guastarsi non ci si troverà al buio nel momento in cui si
cercherà di accenderne un'altra. In caso di guasto si accende la lampada
tenuta di scorta e ci si avvia verso l'uscita. In genere si tratta di torce
subacquee fissate al casco, che naturalmente è utile anche come protezione.
Un buon sistema, anche se esteticamente poco piacevole, consiste nel fissarle
con gli onnipotenti elastici di camera d'aria. Le torce così sistemate non
rischiano di staccarsi ed essendo fissate con un sistema elastico risentono
meno in caso di urti. Le luci fissate al casco permettono di avere le mani libere
e si può facilmente intuire come questo sia importante.
Maschera:
All'acquisto conviene provarla indossando il casco e verificando che non ci
siano inconvenienti. La cosa più importante è immersi con una maschera di
riserva. Il lacciolo della maschera è infatti soggetto a usura e prima o poi si
rompe. Trovarsi senza maschera in sifone è estremamente critico. La maschera
di riserva può essere custodita nella tasca del jacket o fissata al corpo. Se si
dovesse rompere basta sostituirla con quella di riserva. Questa operazione
prevede che ci si tolga casco, che si indossi la maschera e che ci si rimetta il
casco. Si tratta di un'operazione apparentemente semplice, ma che è meglio
essere allenati a farla.
L'abbigliamento:
Le grotte sommerse presentano in genere valori di temperatura che vanno dai
5 ai 9 gradi. Si tratta di temperature decisamente rigide che espongono il
corpo a una aggressione non trascurabile. Nel caso di immersioni lunghe o
profonde è sicuramente preferibile la muta stagna. La muta stagna evita il
contatto del corpo con l'acqua e quindi la perdita di calore risulta sensibilmente
inferiore.
Anche con la muta stagna si usa il G.A.V.
Si tratta di una sicurezza fondamentale. Se la muta si allaga si dispone
ugualmente di un sacco d'aria da gonfiare. È bene che la frusta di caricamento
del G.A.V. non sia attaccata alla stessa bombola a cui è attaccata la frusta di
caricamento della muta in modo che se una delle due bombole diventa
inutilizzabile si usa l'altra.
Cesoie:
In grotta non ci sono reti da pesca da cui liberarsi. C'è il filo d'Arianna. In certe
grotte frequentate da anni dai sommozzatori capita troppo spesso di trovare
vecchi fili abbandonati. Questi fili possono costituire un serio pericolo per la
facilità con cui ci si può impigliare.
In speleologia subacquea al posto del coltello si preferisce usare una cesoia.
Questa scelta è stata determinata dal fatto che si possono trovare fili in
metallo che il coltello non riuscirebbe a tagliare. La cesoia è poco ingombrante
e può essere maneggiata con una sola mano. Va fissata al braccio e non alla
gamba per ridurre il rischio di impigliarsi e per averla più rapidamente a
disposizione.
Console per profondimetro, orologio, bussola e computer.
Si preferisce raccogliere gli strumenti su una tavoletta di plastica modellata allo
scopo e di fissarli all'avambraccio con elastici. Gli strumenti così raccolti sono
facili da consultare. Alla stessa consolle si può fissare anche il tranciafili.
La console deve essere facilmente sfilabile dal braccio nel caso sia previsto un
cambio bombole in immersione e deve essere possibile ruotarla sul braccio per
facilitare la lettura degli strumenti.
La cintura zavorra:
Le cinture zavorra sono fatte in modo da poter essere facilmente sganciabili in
caso di emergenza. Si tratta di una sicurezza che può essere determinante in
un immersione in acque aperte. Le cinture così concepite presentano però il
rischio di sganciarsi accidentalmente e una simile evenienza può essere molto
grave nel caso di un immersione in cavità, per il rischio di rimanere intrappolati
in una nicchia sul soffitto. Ne emerge la necessità di dotare la cintura zavorra
di una sicurezza che eviti questa evenienza. Un buon sistema consiste nel
passare un elastico di camera d'aria nella fibbia della cintura in modo da
evitare la sua apertura accidentale. Ciò comporta una manovra in più quando
si indossa la cintura, ma la sicurezza ottenuta ripaga ampiamente. L'elastico
comunque non impedisce di aprire volutamente la fibbia in caso di emergenza